LA VIA DELLE ABBAZIE
Pinacoteca civica
Marco Moretti
L
a Pinacoteca Comunale “Marco Moretti”, in linea con le più aggiornate esperienze museali, ha dal 2002 ha attuato un articolato progetto finalizzato alla divulgazione dell’arte. Con l’intensa attività espositiva, educativa e formativa rivolta a diverse tipologie di pubblico, il museo civitanovese, custode del passato, animato da nuova linfa vitale, è centro propulsore di cultura con un ventaglio di offerte stimolanti tali da soddisfare esigenze e richieste diverse. La Pinacoteca Comunale “Marco Moretti”, nata nel 1972 per volere del maestro elementare Luciano Moretti e intitolata al figlio prematuramente scomparso, nel 1998 trova idonea collocazione con il trasferimento nella casa natale del letterato rinascimentale Annibal Caro (Civitanova 1507-Roma 1566). Spigolando nelle sale del museo, troviamo al primo piano la “Quadreria”, una raccolta di tele tra cui segnaliamo la cinquecentesca Madonna del Soccorso di Baldo De Serofini, altre importanti opere a soggetto religioso di Filippo Ricci e una sezione artistica-documentaria dedicata ad Annibal Caro.
Nelle stanze al piano terra un folto gruppo di incisioni uscite dai torchi urbinati di artisti come Bartolini, Castellani, Paulucci, Manfredi, Gulino, Bruscaglia, acqueforti e disegni di Fattori, Morandi, Severini, De Chirico, Biagetti, Carrà, Licini e Dottori fino ad arrivare a Warhol. Una silloge di prima grandezza che si completa con le opere pittoriche del futurista Tullio Crali, gli olii di Quaglia, Tamburi, Sdruscia, Cantatore, Deverini, Tulli, Monachesi, Brindisi e Ciarrocchi, virtuoso artista civitanovese, poeta del paesaggio marchigiano, reputato dalla critica specializzata il maggiore incisore italiano del Novecento, al quale, nell’ex chiesa del Santissimo Crocifisso, oggi fusa con la Pinacoteca Comunale, è dedicata una permanente.
La casa natale di Annibal Caro, all’interno alterata dai restauri compiuti negli anni Sessanta, contenitore di storia e di arte, vede oggi attuato il motto che si coglie nell’iscrizione latina collocata nel Settecento dal conte Pietro Graziani nel cortile d’ingresso e tradotta nel 1943 da Salvatore Quasimodo: «Questa è la casa di Annibale Caro, dove felicemente abitarono Pallade e le Muse e le Grazie».



